Quando, nel 1930, W. G. Hetherington di Glasgow fece costruire al Cantiere Dickie & Sons di Bangor, nel Galles del Nord, il suo yacht di 34 metri Janetha IV, lo volle lussuoso e confortevole, secondo gli standard dell’epoca, per potersi concedere delle rilassanti crociere, in compagnia di familiari ed amici, lungo le coste della Scozia. Ed infatti, negli anni successivi al varo, Janetha IV navigò a lungo nelle acque scozzesi fino a quando, nel 1939, all’inizio della seconda guerra mondiale, fu requisita dalla Royal Navy e messa in servizio come pattugliatore costiero; a ricordo di quel periodo sono tuttora visibili sulla parete principale della sala da pranzo – per la quale sono stati recuperati i bellissimi pannelli in mogano dell’Honduras – i segni delle freccette andate fuori bersaglio durante quello che doveva essere l’unico passatempo dell’equipaggio militare del tempo. Negli anni del dopoguerra, dopo una breve parentesi di navigazione in America, lo yacht arriva nelle acque del Mediterraneo, e più precisamente in quelle greche; in quel periodo in Grecia il gioco d’azzardo era vietato dalla legge e Janetha IV, alla fonda davanti ad Atene, viene trasformata in un piccolo casinò galleggiante. Dello yacht, che nel frattempo ha cambiato nome in Ismini III, si perdono le notizie per quasi quarant’anni fino a quando, alla fine degli anni ottanta, diventa di proprietà di un armatore inglese che lo ribattezza Classique e lo propone come barca da charter, mercato nel quale opera con successo per una diecina d’anni prima di essere acquistata da un nuovo proprietario che la trasferisce sulla Costa Azzurra, dove finisce in stato di semi abbandono. Ed è qui che l’artista belga di fama mondiale Jean Michel Folon la vede e se ne innamora. Il corteggiamento, come ogni corteggiamento che si rispetti, è lungo e difficile ma Folon – il nome con il quale l’artista è più semplicemente ed universalmente noto – alla fine riesce nel suo intento: acquistare la barca anche e soprattutto per evitare che vada perso ciò che di storia quello scafo racchiude in sè, per riportarla a nuova vita donando un futuro al suo passato e per donarle la dignità di opera d’arte. Ed è cosi che nel 2002 Over The Rainbow, il nuovo nome con il quale lo yacht inizia la sua seconda giovinezza, arriva sullo scalo di Mondomarine di Savona, cantiere che alla costruzione degli omonimi grandi motoryacht affianca l’attività di refit & repair. Nel corso dei lavori, durati più di due anni, sono state sostituite alcune ordinate e corsi di fasciame, principalmente nella zona poppiera, è stata accuratamente controllata e ripristinata sia l’opera viva che l’opera morta – preventivamente portate a legno – e tutto lo scafo è stato calafatato con il metodo tradizionale prima di essere sottoposto al ciclo completo di pitturazione. Le pareti esterne della sovrastruttura del ponte principale sono rimaste quelle originali mentre è stato modificato il layout degli interni; anche il piano di calpestio del ponte è stato salvato ma ad esso è stato sovrapposto un nuovo strato di teak. A lavori di trasformazione più importanti è stato, invece, sottoposto il flybridge, allungato per sostituire la copertura del pozzetto di poppa – originariamente in tela – con una struttura atta ad ospitare un ampio solarium, mentre il nuovo tender in legno, disegnato da Folon e progettato da Luc Bouvet con linee d’antan, è stato posizionato a poppavia del fumaiolo; il tutto alterando solo in minima parte, e senza stravolgerle, le classiche linee esterne dello yacht. Un altro dettaglio disegnato da Folon sono le bitte in bronzo. A lavori più sostanziali sono invece stati sottoposti gli interni – al cui layout e design ha lavorato la genovese Sydac, che ha curato il progetto di restauro nella sua totalità – con il completo rifacimento della zona ospiti nel ponte inferiore. Per soddisfare le esigenze del suo nuovo armatore, le cabine di Over The Rainbow sono state ridotte di numero a tutto vantaggio della dimensione di ognuna delle nuove; gli arredi sono semplici, marini ed in legno di ciliegio chiaro per aumentare la luminosità degli interni, sempre scarsa negli yacht degli anni trenta del secolo scorso. Il quartiere equipaggio – che occupa l’estrema prua del ponte inferiore – è stato ampliato, e reso più confortevole e funzionale; la cabina di Jean Louis Legros, il comandante che ha anche seguito e coordinato tutti i lavori di ristrutturazione, è invece posizionata nella deck-house del flybridge – completamente ricostruita ma identica all’originale – in diretta comunicazione con la timoneria; infine, ovviamente, tutta l’impiantistica è stata rifatta ex-novo per adeguarla agli standard ed alle normative attuali. La disposizione degli interni prevede, sul ponte principale e partendo da prua, la sala da pranzo, che Folon userà anche come studio per dipingere e scolpire, la cucina – ingrandita, completamente riallestita, magicamente illuminata da vetri colorati da “cattedrale” e dotata di un lavello “scolpito” in teak massello – ed il grande salone, con la libreria disegnata dall’artista con la particolarità dei cassetti di dimensione a scalare; sempre nel salone, un diorama di un vascello a vela dell’ottocento si affianca al modello in scala di Over The Rainbow, mentre le opere di Folon – tra le quali una serie di pesci ed una stupenda valigetta con una nave inserita – si alternano ad opere di altri grandi artisti come, ad esempio, David Hockney. Opere d’arte dell’armatore sono sapientemente posizionate anche negli altri ambienti dello yacht, impreziositi, inoltre, da pezzi d’antiquariato, in particolare cinesi, di grande pregio. Nel ponte inferiore sono state ricavate, a partire da prua, due cabine doppie, alle quali si scende dalla sala da pranzo, e la grande cabina armatoriale, con accesso dal salone. Le nicchie disposte lungo le pareti della cabina armatoriale accolgono piccoli ma preziosi ricordi di vita di Folon, che tiene in particolare modo al disegno di un uccello ricalcato di nascosto nel 1970 – approfittando di un momento di distrazione del guardiano, alla luce di una piccola torcia elettrica ed usando una matita ed un pezzo di carta che non mancano mai nelle sue tasche – da un bassorilievo che decorava l’interno di una tomba egiziana. Folon ama ricordare che anche questo uccello, dopo secoli di sepoltura in una tomba, è rinato a nuova vita così come Over The Rainbow. Alle riunioni conviviali più formali ed a quelle più riservate sono dedicati, sul ponte principale, il grande pozzetto di poppa ed il piccolo ma confortevole salottino all’aperto posizionato sotto il tendalino di prua. In occasione della cerimonia di consegna di Over The Rainbow, Folon ha reso partecipi tutti i presenti delle sue emozioni con parole che non hanno bisogno di alcun commento. Eccole qui di seguito. “Ci sono molte cose da dire su questo luogo strano, questo capannone nel quale normalmente si dà la vita alle barche e che ora ci accoglie vuoto. Abbiamo appena sentito la voce di Judy Garland che cantava “Over The Rainbow” (la “colonna sonora” della cerimonia, nota di chi scrive). Tre anni fa ero in un piccolo bar ed avevo appena acquistato un rottame e gli stavo cercando un nome e Judy Garland stava cantando alla radio “Over the Rainbow”, una canzone straordinaria che vuol dire non “aldisopra” ma “aldilà” dell’arcobaleno. Judy Garland canta questa canzone nel film “Il Mago di Oz”; ad un certo punto si scatena una tempesta, Judy Garland è in strada con il suo cane da proteggere e poi, di colpo, la tempesta termina ed in cielo appare l’arcobaleno. Io penso che questa canzone sia perfettamente adatta per questo Cantiere, Mondomarine, che per più di due anni ha cantato “Aldilà dell’arcobaleno”. Oltre sessanta artigiani hanno lavorato insieme, con entusiasmo e senza sosta, a questa barca e penso che questa barca sia un po’ la barca di tutti loro, la barca di Diego (Deprati, General Manager di Mondomarine, nota di chi scrive), di Angelo (Giaccone, Direttore di Produzione di Mondomarine, nota di chi scrive), di tutti coloro che ci hanno lavorato ed anche dei fantastici carpentieri che sono venuti dalla Sicilia a lavorare per me; e lei ha ripreso vita in un cantiere che costruisce barche moderne e veloci. E per me, che oggi posso finalmente vedere questa barca finita, questa è diventata la realtà dopo essere stato un sogno. Vi voglio raccontare una piccola storia emozionante alla quale stavo pensando poco fa. Qualche anno fa ero a Roma con Federico Fellini, in strada e sotto la pioggia, e Federico aveva appuntamento con il suo dottore. Ad un certo punto egli mi ha messo le sue grandi mani sulle spalle, mi ha guardato negli occhi e mi ha detto “Abbiamo passato la nostra vita a dare vita ai sogni che avevamo da bambini”; tutti da bambini abbiamo avuto tanti sogni e credo che tutti abbiamo pensato, da bambini, “un giorno volerò”. I sogni dell’infanzia sono molto importanti. Nella vita la realtà arriva presto, ci stressa e ci prende tutto, le nostre energie ed il nostro tempo. In fondo tutti i bambini sono gli stessi mentre dicono “quando sarò grande voglio volare, voglio trovare un giorno una barca per andare lontano sul mare”. Io ho passato la mia vita a cercare di volare e vi assicuro non ci riesco; ho passato la vita a disegnare degli uomini blu che volavano; e durante la mia vita ho disegnato anche molti arcobaleni. Così mi sono rifugiato nel mare, e, per fortuna, ho trovato la barca per partire sul mare. Un giorno in un porto ho visto una povera barca distrutta che stava andando incontro alla morte ed ho pensato che non doveva morire; subito mi sono detto “tu avrai una nuova vita”; ho iniziato a contare i miei soldi per vedere cosa potevo fare, mi sono reso conto che la cosa per me era quasi impossibile ma ho voluto provare a farla lo stesso. E quindi questa barca per me non è una barca ma una vera e propria creazione che fa parte della mia vita; con questa barca voglio partire alla scoperta di paesi che conosco poco, con il mio Comandante Jean Louis (Legros, nota di chi scrive), che è una persona veramente straordinaria; e da questa barca voglio guardare le luci della costa e le stelle nel cielo. Due anni fa stavo cercando un comandante e non ero sicuro di trovarlo e non sapevo neppure cosa significasse cercare un comandante; quindi ho visto molte persone che venivano da me a proporsi per questo incarico; poi, finalmente, ho incontrato Jean Louis che, quando mi ha visto, non mi ha neanche detto buongiorno, mi ha fatto un grande sorriso; ed io ho capito che lui sarebbe stata la persona giusta; gli ho voluto dare tutta la mia fiducia al mille per cento ed oggi posso dire che senza di lui questa barca non sarebbe qui pronta. E poi, dopo aver trovato il comandante, bisognava trovare l’equipaggio. C’è Bouchra, una ragazza marocchina che cucina in una maniera meravigliosa, c’è Xavier, il figlio di Jean Louis che conosce la barca così bene, c’è Remy il marinaio, c’è la signora Paolina (la consorte di Jean Michel Folon, nota di chi scrive) che è invitata a bordo e può venire tutte le volte che vuole; ed oggi ha fatto benissimo a venire qui perché ha ricevuto dei fiori bellissimi. Io invece ho ricevuto un modello straordinario, che tutti avete visto. E tutto questo per dirvi che potrei parlarvi ancora per otto giorni, perché ormai non penso altro che a questa barca magica; non ha nulla di straordinario, penso che sia una barca del tutto ordinaria, non è una barca veloce, non ha delle prestazioni incredibili, è lenta, indolente, si lascia portare dal mare; ma è molto di più, è una vera barca in legno come non se ne faranno mai più; ed io voglio andare con lei a guardare le stelle. Questa mattina tutti mi hanno fatto una domanda: costa molto cara? La risposta è semplice: molto di più, ma non solo in denaro, anche in entusiasmo ed in energia; io non sono milionario, non lo sono mai stato e tantopiù non lo sono ora che ho speso tutto, ma mi sento miliardario perché da questa sera potrò guardare miliardi di stelle dalla barca e mi sentirò veramente miliardario; credo che nella vita si debba essere ricchi di sogni, perché sono i sogni che ci guidano ed Over The Rainbow è un sogno. Il mio piccolo equipaggio ed il comandante Jean Louis credono come me nella barca, insieme andremo a fare delle passeggiate ed a vedere delle isole; ed io tornerò con molte immagini, disegni e acquerelli, perchè voglio, soprattutto, guardare la natura, le luci sul mare e la bellezza sulla terra”.

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